Rana bollita

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Rana bollita.

 

Ciao, conosci la storia della rana bollita?

Nulla a che vedere con menù, ristoranti tradizionali o sagre paesane.

In realtà, più che una storia, quella della rana bollita è un principio metaforico raccontato dal filosofo statunitense Noam Chomsky.

 

 

Chi è?

 

Avram Noam Chomsky (Filadelfia, 7 dicembre 1928) è un linguista, filosofo, accademico, teorico della comunicazione ed attivista statunitense.

Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.

 

 

 

Principio della rana bollita.

 

Immagina un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. 

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.

Presto diventa tiepida.

La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. 

Anzi, è così gradevole che la rana è addirittura tentata di fare inviti.

La temperatura sale.

Adesso l’acqua è calda, anche un po’ più di quanto la rana non la trovi gradevole.

Spende un po’ delle proprie energie per adattarsi, si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.

L’acqua adesso è davvero troppo calda.

La rana inizia a trovarla sgradevole, ma confida sul fatto che, come gradualmente la temperatura è salita, altrettanto gradualmente potrebbe iniziare a scendere.

Allora sopporta e non fa nulla.

Intanto la temperatura sale ancora, la temperatura diventa insopportabile, ora la rana vorrebbe reagire ma non ha più le forze necessarie.

Non può far altro che resistere passivamente, fino al momento in cui muore bollita.

Eppure se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dalla pentola.

 

 

La morale.

 

Questa è una metafora della vita che ha il compito di mettere in guardia le persone che l’adattarsi non è sempre la scelta migliore da fare, anzi, spesso è la peggiore.

Viviamo, infatti, in una società nella quale il popolo è letteralmente schiacciato dall’economia, dalla politica, dai media, e accetta passivamente il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori e dell’etica che derivano da questo continuo subire, in silenzio, senza mai reagire.
Questo principio può essere, tuttavia, calato in realtà diverse tra loro e ad esempio può essere usato per descrivere il comportamento delle persone inerti, immobili, remissive, rinunciatarie, noncuranti, che si deresponsabilizzano di fronte alle scelte quotidiane di vita.

 

 

Lavoro.

 

Non ti piace quello che stai facendo, ti pagano una miseria rispetto alle ore del tuo tempo che dedichi alle tue mansioni.

Anzi, il tuo tempo e la tua opera producono risultati per l’azienda che portano cifre decine di volte maggiori di quanto ti viene corrisposto, però…va detto…beh, lo stipendio è sicuro. (?)

 

Relazioni.

Immagina di trovarti in una relazione che non ti dia quello che cerchi, però tutto sommato non ti fa mancare niente.

Certo, molto spesso il partner antepone i suoi bisogni ai tuoi e tu ti metti da parte per il bene della coppia. 

Vero è che giorno dopo giorno questa relazione ti logora da dentro, proprio come l’acqua calda fa con la rana, fino al giorno in cui il dolore è così forte che non sei più in grado di affrontarlo e la situazione inizia a precipitare velocemente.

Tutta la rabbia, lo stress e l’insoddisfazione accumulata in giorni e giorni di adeguamento, dicendo sempre “ma si in fondo va bene così“, esplodono in una volta sola e le conseguenze di solito sono disastrose.

 

 

Amicizie.

 

Con alcuni vecchi amici non mi trovo più, mi sembrano tutti rimasti a vecchi concetti, che a me non vanno più, che mi vanno stretti.  

Però sono amicizie di una vita, alcune risalenti all’infanzia.

Però sono in tanti a pensarla così, probabilmente hanno ragione loro.

Anzi, è vero, cosa cacchio vado cercando?

Mmm, l’acqua comincia ad esser caldina, eh?

 

 

Paura del cambiamento?

 

Fondamentalmente, l’ostacolo più grande che le persone incontrano quando si tratta di andare contro a qualcosa che, nel  bene o nel male, le porta fuori da una stasi, è la paura del cambiamento. 

Inevitabilmente quando la rana dovrebbe saltare fuori dalla pentola, dovrebbe anche cambiare la sua situazione e questo la spaventa molto più dell’acqua che si sta scaldando.

Accettare ogni cosa ed adeguarsi, adagiandosi sul fondo e lasciando che le cose accadono, è il modo più facile e veloce per distruggersi la vita e su questo non ci piove.

Davvero vogliamo sopportare fino a quando non brucia, fino a quando la situazione non diventa insostenibile?

Davvero ci basta far finta di non vederere?

Questo porta ad accumulare piccole dosi di dolore, apatia, depressioni e sostanzialmente all’infelicità.

 

 

Non tutti son pronti per saltare fuori dalla pentola.

 

Anzi, chi non lo è, forte della più numerosa compagnia, forte del  “è così per tutti” viene addirittura destabilizzato soltanto dalla prospettiva che possano esserci alternative.

Al bando quindi modalità differenti di intendere le cose, di vivere non adeguandosi in toto ai torpori imposti della società, vietato non concepire il lavoro come uno scambio del proprio tempo per denaro.

Proibito l’esser coinvolti in relazioni che prevedano anche il rispetto di sé, addirittura reputato impossibile il dare senza togliere nulla a sé stessi.

In una società dedita al “trenino” (capisci a me) immagina quanto possa essere destabilizzante il concetto di win to win. 

 

 

I coperchi della pentola.

 

Tu sei uno di quelli che ha già acquistato il biglietto per una delle tappe del tour Revolution.

Sei sempre tu uno di quelli che ha “postato” la sua incredulità mista ad amarezza nel gruppo facebook, raccontandoci delle reazioni degli amici che credeva l’avrebbero ringraziato per l’invito?

Sei anche tra quelli che dietro ad ogni “vorrei ma non posso” ha colto un lampo di entusiasmo immediatamente sopito dal timore, paura del nuovo, diffidenza, rassegnazione, pigrizia?

Ecco, hai rischiato che ti facessero da coperchio, ti impedissero di saltar fuori nonostante tu non ancora intorpidito.

 

 

Pericolo.

 

Pensa il pericolo che corre chiunque si affacci fuori dalla pentola e stia raccoglieno le forza per saltare. 

Se la sua fosse soltanto ancora un’intuizione, unicamente una percezione allo stato embrionale che si possa sfuggire al bollore, quanto sarebbe facile preda del pensiero di massa.

Pensa, nel gruppo ci sei tu, sei tu che hai colto i risultati delle precedenti iniziative, sei tu che hai assistito alla costante crescita del gruppo che oggi conta 10000 iscritti  soddisfatti dei vantaggi sin qui condivisi, sei ancora tu a sapere quali verranno condivisi in seguito, eppure hai rischiato che quasi quasi…potessero aver ragione loro, le rane prossime al bollore.

 E sai una cosa? 

Non biasimarli, anche loro hanno ragione perché…

…che tu creda di farcela o di non farcela, avrai comunque ragione.

Per questo so che con te ci si vede qufacebook

A presto

Roberto

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