Abenomics: Il Boom del Giappone non è un buon BUY nel 2014

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Abenomics: Il Boom del Giappone non è un buon BUY nel 2014

 

Articolo di William Pesek del 2 gennaio 2014 su Blomberg

Traduzione a cura di Alessandra Ippolito

 

ABENOMICS BOE

Due numeri hanno colorato il 2013 di Shinzo Abe 2013 ed ora offrono ora suggerimenti in merito alle  prospettive del Giappone nell’anno che si è appena aperto: 57 e 49.

Il primo numero riguarda la salita in termini percentuali del Nikkei 225 Stock Average in tutto il 2013. Il primo ministro ha festeggiato Lunedì dallo Tokyo Stock Exchange dichiarando: “L’anno prossimo andrà bene. Con questo pensiero, cercherò di fare del mio meglio. Anche per il prossimo anno Abenomics rappresenterà certamente un buy.”

Il secondo numero – 49 – spiega perché probabilmente Mr. Abe si sbaglia. Questo numero corrisponde alla percentuale di favore di cui gode Abe all’interno del paese a partire dal 24 dicembre. La storia dimostra che i leader giapponesi con tassi percentuali di fiducia inferiori a 50 spesso combinano poco e tendono a non durare molto a lungo. E i numeri di Abe potrebbero essere anche peggiori. Il sondaggio del giornale Mainichi si è chiuso due giorni prima che il primo ministro irritasse il mondo con una visita provocatoria a Yasukuni Shrine, un’azione che la maggior parte dei giapponesi ha ritenuto poco opportuna.

Indebolire la posizione pubblica di Abe non fa ben sperare per la sua”terza freccia.” Le prime due (allentamento della pressione fiscale e monetaria) avevano colpito il bersaglio abbastanza bene, come dimostra la più forte onda di rialzo del Nikkei dal 1972. Ma il rally del 2013 si è sempre basato sull’ottimismo sulla terza fase dell’Abenomics, le cui riforme strutturali devono però ancora concretizzarsi.

Gli entusiasti di Abe hanno dovuto ricorrere ad alcune analogie piuttosto forzate pur di  mantenere il loro credo. Essi prevedono che il2014, l’anno del cavallo nello zodiaco cinese, vedrà il primo ministro del Giappone coraggiosamente calpestare gli interessi precostituiti determinando barriere commerciali più basse, meno regolamentazione e una maggior spinta verso i principi del libero mercato. Ecco qui quattro ragioni che dimostrano che si tratta di un pio desiderio.

La finestra si sta chiudendo: il tempo per imporre modifiche controverse era quello in cui l’entusiasmo per la “bonanza” della Banca del Giappone stava portando gli indici di gradimento di Abe verso i livelli massimi degli anni ’80. Allora, Abe non poteva praticamente fare nulla di sbagliato.

 Sarebbe dovuto andare in Parlamento nel mese di giugno per dire: “Il Giappone è tornato e gli investitori di tutto il mondo sono entusiasti . Per sostenere questo, dobbiamo agire con rapidità e decisione. E così, ogni mese svelerò ciò che i legislatori del passato non hanno avuto il coraggio di fare per rendere il Giappone più vibrante. In primo luogo, i cambiamenti delle imposte sulla società. Il prossimo mese, l’emancipazione delle donne. Il mese dopo, la flessibilità del mercato del lavoro. Dopo di che, io preparerò piani specifici per tagliare le tariffe commerciali, incoraggiare le start-up, attirare più lavoratori stranieri ed avviare una politica energetica che possa renderci una potenza mondiale nelle fonti rinnovabili. Quindi, la mia terza freccia volerà verso il premio finale: meno deflazione e maggiore dinamismo.”

Egli sta cercando la crescita nei posti sbagliati: Abe invece ha sprecato il suo capitale politico cercando di riavviare le centrali nucleari contro l’opposizione dell’opinione pubblica, viaggiando per il mondo per vincere la candidatura alle Olimpiadi del 2020 e vendendo reattori per conto di Hitachi Ltd. e altre società; spingendo ulteriormente la tassa sulle vendite che andrà ad intaccare i consumi (IVA); facendo passare un disegno di legge segreto che mina la libertà di stampa e infastidendo due dei maggiori clienti del Giappone – e alleati più importanti del paese, gli Stati Uniti – con la sua visita al santuario il 26 dicembre. Abenomics funziona solo se le imprese che beneficiano di uno yen più debole restituiscono il favore e aumentano i salari. Invece, i dirigenti sono in attesa della terza freccia di Abe prima di procedere all’aumento degli stipendi. Finora Abenomics è stata una manna soprattutto per i gestori esteri di hedge fund, e non per il giapponesi medio.

La correzione nazionalista si riassume in questo: non appena inizia il 2014, non potrò fare a meno di pensare allo storico Thomas Frank. Il suo libro del 2004, “What’s the Matter With Kansas?” spiega nel dettaglio come i conservatori americani riescano ad ottenere che la classe media voti contro i propri interessi con una strategia da specchietto per le allodole. Semplicemente ingannano le famiglie insistendo sulle questioni sociali, mentre arricchiscono dietro le quinte l’1% della popolazione.

Abe fa lo stesso ma  in senso inverso: distrae i giapponesi con discorsi di prosperità, così da poter perseguire un programma di destra. La sua visita allo Yasukuni  che rende onore a 14 criminali di prima classe della Seconda Guerra Mondiale, ha dimostrato che si preoccupa di più di coccolare i nazionalisti che di  conquistare i consumatori cinesi e sud-coreani. La nuova spinta di Abe a rivedere i libri di testo per ripulire le gesta di guerra del Giappone sottolinea il suo vero obiettivo cioè quello di istituzionalizzare l’assurda posizione revisionista sulla storia ereditata da suo nonno, Nobusuke Kishi, che fu imprigionato per crimini di guerra prima di diventare primo ministro. Sicome Abe si prende troppa cura degli affari di famiglia, il suo vero mandato degli elettori – l’economia – ottiene poca attenzione.

Il primo ministro sta minando la collaborazione conla Trans-Pacific: quando gli ottimisti brindano con Abe per la sua audacia, gli offrono come prova il loro sostegno per il controverso accordo commerciale con gli Stati Uniti. Ma il Giappone potrebbe annullare il patto  tra le 12 nazioni sollevando  eccezioni delle richieste di ingresso, anche nei settori critici dell’agricoltura e delle automobili. Aspettatevi che presto altri richiederanno il trattamento giapponese:la Malaysia può portare via le proprie politiche affermative; il Vietnam può proteggere le imprese statali;la Nuova Zelanda può consegnare prodotti lattiero – caseari ad una zona no-go, e così via. Gli ottimisti vedono il patto come un cavallo di Troia che, una volta all’interno delle mura del Giappone potrà sconfiggere gli interessi acquisiti. Grazie alla timidezza di Abe, probabilmente hanno poco da temere.

Nello zodiaco cinese, il cavallo rappresenta la rivitalizzazione ed il miglioramento. Gli investitori stranieri hanno chiaramente questa speranza in mente, scommettendo che questo sarà l’anno di Abe il quale dirigerà il paese verso un cambiamento epocale. Peccato che egli  stia sperperando la buona volontà nuotando intorno alla barca.

 

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