Anche un lavoratore dipendente può raggiungere la libertà finanziaria


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Anche un lavoratore dipendente può raggiungere la libertà finanziaria

Lavoratore dipendente
La stragrande maggioranza della popolazione mondiale in età da lavoro può essere incasellata nei settori D e A del quadrante del cashflow.

Stando nei settori dei lavoratori dipendenti o degli autonomi, le probabilità di raggiungere l’indipendenza finanziaria sono pari a zero.

E allora, perché così tante persone affollano quei due quadranti?

Ingannevole comodità


Per quanto strano possa sembrare, il motivo per il quale molti restano a vita nei quadranti D e A, risiede in una supposta comodità.

Mi riferisco a quella “comodità” figlia delle abitudini. La routine ci attira poiché ci da certezze; o meglio, ci evita le incertezze.

Alzarsi ogni mattina alla stessa ora. Fare sempre le stesse cose. Uscire di casa e percorrere sempre lo stesso tragitto. Arrivare sul posto di lavoro e svolgere sempre le stesse mansioni, per poi tornare a casa e fare sempre le identiche cose: doccia, preparare la cena, guardare la TV e tutti a nanna che domani ci aspetta un’altra giornata uguale ad altre mille.

Tanto ci sono le ferie…


illusione delle ferieCerto, è pur vero che questo genere di routine porta con sé anche un aspetto negativo.

Ogni medaglia ha il suo rovescio, si sa: ed ecco che la tanto amata comodità, sul verso ha la noia.

Non è un caso se la già citata stragrande maggioranza della popolazione in età da lavoro, per undici mesi all’anno sogna le ferie.

Ferie che nel corso degli anni si sono ridotte molto spesso ad un unica settimana, in parte per le modifiche apportante ai contratti collettivi di lavoro e in parte per la diminuzione del potere d’acquisto sia dei dipendenti che degli autonomi o dei liberi professionisti. Insomma, per colpa della “crisi”!

“Ricaricarsi” e ripartire


Le ferie – per le quali, ahimè, troppo spesso ci si indebita –, “ricaricano” queste persone affinché riprendano la loro vita monotona e senza sbocchi finanziari di alcun tipo.

Ed ecco che si va avanti ciclicamente, adagiandosi sulla “comodità” e pensando alle prossime ferie. Benché l’immagine sia inflazionata, tutto questo non può che farci pensare al criceto che corre come un forsennato nella sua ruota. Tanta fatica per rimanere sempre al punto di partenza.

Dipendente “comodo”

Queste cose le ho lette sui libri ma le ho anche provate su me stesso.

Fino a qualche anno fa, infatti, correvo anche io nella mia bella ruota “comoda” e un po’ noiosa.

Svolgevo un lavoro da dipendente che non mi piaceva per almeno due ragioni:

1) stipendio basso;
2) nessun senso di realizzazione o crescita (lavoro di molto relativa utilità sociale e zero accrescimento in quanto a competenze).

Ero immerso nella mia routine tra uno sbuffo, uno sguardo al calendario per vedere quanto ancora mancasse ad agosto e una certa agiatezza (non finanziaria!) prodotta dalla (apparente) sicurezza fornita da un contratto a tempo indeterminato.

Quella condizione mi pesava, ma allo stesso tempo non ne uscivo.

Alzarmi la mattina per andare a lavoro era uno strazio, ma durante il giorno non facevo nulla per cambiare le cose; quindi la mattina seguente riprovavo lo stesso strazio, e così avanti giorno dopo giorno… Che bravo criceto che ero!

Dipendente “scomodo”


A un certo punto – che non è un punto preciso ma un percorso –, qualcosa è cambiato in me. Ho, per così dire, subito una spinta che dal più profondo di me stesso si è propagata a tal punto da inglobarmi tutto e indurmi a rompere quello stato di inerme comodità.

Immagino sia successo per colpa della lettura… “purtroppo” leggere apre la mente, non c’è niente da fare. Sappi, quindi, che se vuoi rimanere nel tuo stato di comatosa comodità, evita i libri come la peste!

Aprendosi, la mia mente mi ha mostrato quante possibilità ci siano per migliorare la nostra vita. Anzi, diciamocela tutta, quante possibilità ci sono di vivere veramente, poiché non si può certo definire vita quella del criceto ingabbiato nella sua ruota!

Per rimanere nella metafora, sono diventato un dipendente “scomodo”.

Sì, perché ancora oggi svolgo quello stesso lavoro, ma lo faccio con uno spirito completamente differente. Se fino a ieri lo odiavo e, per certi versi, me ne sentivo sfruttato, oggi mi è del tutto indifferente e sento di essere io a sfruttare lui.

Come tutto cambia


come tutto cambia
Il mio lavoro continua a non piacermi per le stesse ragioni di prima, ma non mi pesa più alzarmi la mattina e non guardo più il calendario in attesa che giunga agosto con le agognate ferie.

Questo perché il mio lavoro da dipendente si è trasformato in qualche cosa di transitorio e utile a farmi da base per costruire la mia indipendenza finanziaria.

I miei colleghi continuano a sbuffare, io no.

Il giorno di paga, i miei colleghi guardano sconfortati la cifra in basso a destra, io no.
I miei colleghi vanno avanti pensando a quella mitica settimana di ferie, io lo faccio rimanendo completamente focalizzato sulle cose che devo fare per raggiungere l’indipendenza economica.

Loro la sera guardano le fiction in TV, io “lavoro” per il mio futuro. (L’ho scritto tra virgolette perché non mi pesa affatto farlo, e non mi pesava neanche all’inizio, quando ancora non ne ricavavo niente in cambio. All’inizio è sempre così, persistere è la chiave!)

Base pù reddito passivo, somma moltiplicata con gli investimenti


Lavorando allo sviluppo di progetti in grado di fornirmi un reddito passivo, studiando e investendo in strumenti solidi, sono arrivato a guadagnare più del doppio dei miei colleghi.

Perché continuo a lavorare da dipendente se quel lavoro neanche mi piace?
Perché non ho ancora finito!

Lo stipendio mi fa ancora comodo, dato che gli investimenti seri e sostenibili richiedono di essere alimentati per mezzo di un piano di accumulo da fare tutti i mesi, e gli altri progetti richiedono a loro volta degli investimenti per crescere.

Lo stipendio da lavoratore dipendente è al base, ma se come risultato vuoi l’indipendenza finanziaria devi necessariamente sommarlo alle entrate automatiche e moltiplicare il tutto con gli investimenti.

Cashflow o patrimonio netto? Tutti e due!


crescita finanziariaNel mondo della finanzia personale si dibatte tra i fautori del cashflow e i sostenitori della crescita del patrimonio netto.

Entrambe le fazioni ritengono che la rispettiva visione sia la migliore possibile da abbracciare per chiunque voglia perseguire la libertà finanziaria.

Io, per quello che vale, le sposo entrambe. Ebbene sì, sono bigamo!

Non capisco per quale ragione una persona dovrebbe limitarsi a stare o nel quadrante T dei titolari d’impresa, o in quello I degli investitori.

L’obiettivo di ognuno, secondo me, dovrebbe essere quello di mettere piede sia nel quadrante T che nel quadrante I.

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