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La fine dell’euro per la sopravvivenza dell’europa

 

La Francia ha giocato un ruolo decisivo nel plasmare non solo il sistema dell’euro, ma proprio l’intero progetto europeo, infatti fino ad ora i leader francesi hanno difeso l’euro a tutti i costi. Tali costi sono stati fino ad ora molteplici e hanno portato esclusivamente ad un affossamento dello scenario economico verso prospettive sempre peggiori. E’ assolutamente necessaria una nuova strategia d’azione, forse anche questa volta la Francia potrebbe svolgere un ruolo fondamentale.

La Francia si trova nella situazione intermedia tra i deficit del sistema dell’area euro e i paesi in surplus, il sistema di welfare è pesante e costoso, i servizi pubblici sono di alta qualità. A differenza dei paesi scandinavi, che hanno una simile predisposizione ad un welfare costoso, il modello francese è stato finanziato non dalle tasse sulle fasce di reddito alte, ma con tasse punitive nel settore occupazionale, in particolare attraverso contributi previdenziali straordinari da parte dei datori di lavoro. Un’altra fonte di finanziamento sono state le tasse sui capitali, ma anche e soprattutto si è assistito ad un pesante indebitamento pubblico. Il debito pubblico è salito rapidamente al 90 per cento nel 2012, da circa il 67% del PIL nel 2007.

Le tasse sul lavoro sono state introdotte perchè più semplici da approvare sul piano politico, con in mente l’idea di unno stato sociale finanziato dalle imprese e non dai cittadini. L’idea che la tassazione delle società possa in modo indolore finanziare il welfare e i servizi pubblici ha fatto alzare la disoccupazione, ha eroso competitività e ridotto la debole crescita.

La regione francese è quella a più alto costo del lavoro in europa. Il problema si è aggravato con un eccesso di regolamentazione, trasporti e servizi professionali sono maggiormente controllati e questo si riflette sull’economia facendo lievitare i prezzi e i costi. Il mondo imprenditoriale è soffocato. L’attuale presidente Francois Hollande ha colpito i redditi alti, i dividendi, le plusvalenze e la ricchezza, complimenti per il coraggio, ma tale approccio non sta producendo risultati. L’economia francese necessita di uno slancio dal lato dell’offerta. Nel mese di gennaio, le associazioni d’impresa hanno firmato un accordo con i sindacati che alleggerisce la regolamentazione e offre alle imprese maggior flessibilità per ridurre orari di lavoro e salari in cambio della conservazione dei posti di lavoro. La Francia ha bisogno di tutt’altro, la Francia necessita di una riforma strutturale, una spesa pubblica inferiore e uno spostamento della tassazione dal lavoro verso i consumi. C’è tuttavia un problema, piuttosto grave, l’effetto di un programma del genere genererebbe nel breve termine un ulteriore rallentamento dell’economia. Il governo potrebbe farlo solo allentando la politica di bilancio a breve termine e deprezzando al moneta riattivando pertanto al domanda estera. Tutto questo, nell’area euro, non è possibile. Le regole di deficit vincolano la politica fiscale e la Francia non ha una moneta da svalutare.

 

Se la Germania uscisse dall’euro

Per la Francia e per il sistema dell’euro nel suo insieme, la strategia migliore consiste nello smantellare l’Unione monetaria dall’alto, attraverso l’uscita dall’unione di paesi competitivi come la Germania. se la Germania uscisse dall’euro, la nuova moneta tedesca si rafforzerebbe e avverrebbe un ribilanciamento dei paesi in disavanzo. L’annullamento dell’unione monetaria stimolerebbe molto la crescita dei paesi in difficoltà, i paesi periferici, mentre gli attuali salvataggi non portano a nessun risultato concreto se non un prolungamento dell’agonia. La BCE dovrebbe cercare di mantenere la credibilità rimanendo a capo di un organismo di controllo delle banche di tutti i 17 paesi membri. Questo faciliterebbe il coordinamento delle politiche degli ex membri e dimostrerebbe che la segmentazione è una trasformazione ordinata sotto un controllo di supervisione. Molti osservatori lo ammettono, l’euro è stato un errore, ma non accettano il fatto che si possa tornare indietro, hanno paura che questo minerebbe il progetto di integrazione europea, progetto che invece magari potrebbe ripartire proprio dai fondamentali di integrazione politica e sociale che in europa sono quasi completamente assenti e non possono mancare in uno scenario serio di unione.

 

La Francia o la Germania potrebbero essere gli unici paesi

L’uscita dall’euro di paesi deboli potrebbe essere problematica perchè i paesi deboli hanno bisogno di aiuti e non vogliono rischiare di perdere il supporto dell’unione in questo momento di difficoltà. La Francia si trova in una situazione intermedia, potrebbe avere la forza di uscire sapendo di poter contare su se stessa e questo ne fa, assieme ovviamente alla Germania, il paese adatto all’inizio della fine dell’unione monetaria.

L’euro fino ad oggi è stato visto come il fondamento unico e ultimo per l’edificazione dell’integrazione europea. La crisi finanziaria e le sue conseguenze stanno mostrando che la moneta unica ha invece il potenziale di distruggere completamente l’intero progetto. Impedisce le riforme necessarie, annulla la coesione sociale, mette i paesi uno contro l’altro. Solo paesi solidi e fondatori, come nel caso di Francia o Germania, potrebbero permettersi di mettere in discussione la moneta per mantenere viva l’europa.

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