In che pianeta vivi?

In che pianeta vivi?
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In che pianeta vivi?

 

Se sei un lavoratore dipendente o un lavoratore autonomo oggi parlo di te.

So che c’è una buona probabilità che tu lo sia.

Seguimi attentamente in questa metafora perché potrei…illuminarti.

 

Siamo un sistema solare.

 

Prova ad immaginare il sole come il traguardo che porta alla ricchezza e alla libertà finanziaria e i pianeti alle masse umane; ciascuna composta di materia diversa in base alle qualifiche, in base agli studi, ai redditi percepiti e soprattutto la modalità nella quale vengono percepiti…

TI consola appartenere a un sistema solare…segui la tua orbita come gli altri seguono la loro…giri giri…sempre la stessa cosa… fai quello che fanno tutti quelli che conosci; “se lo hanno fatto tutti prima di me allora significa che si fa così…si vive così la vita no? Basta girare…”.

 Ma il sole, questa bellissima stella che genera calore e luce ed è fondamentale per te è così distante che non riesci a percepirne la sua presenza.

Sei un pianeta distante: una massa di ghiaccio che ruota lungo la propria orbita nell’oscurità e nel freddo; vivi nella speranza che l’astronomo di turno non ti declassifichi a pianeta nano.

 “Ma ho bisogno di lavorare per guadagnare e quindi per vivere! “

 Ti capisco bene, credimi, ma sempre più deve essere un tuo obiettivo cercare di dipendere sempre meno dal reddito del tuo lavoro, dipendente o autonomo che sia.

Se veramente vuoi avvicinarti al sole e iniziare a sentire il calore sulla pelle non dovrai avere altro pensiero.

Ci arriveremo, seguimi.

 

Dove tutto ha avuto origine…per me; la mia storia in quattro righe.

 

Sono certo troverai qualche punto in comune con il mio trascorso.

Sono nato in una infinitesimale porzione di universo della Sicilia (arretrata e oggettivamente brutta, pensiero personale) da genitori di mentalità popolare e dalle scarse capacità finanziarie. Quando avevo otto anni la mia famiglia decise di trasferirsi “al nord”.

Il nord…che rappresentava la terra promessa per chi, come la mia famiglia, veniva da un paese dal forte retaggio culturale.

Sono stato cresciuto con le solite frasi che prima “imponevano” il dover andare bene a scuola e quindi prendere ottimi voti e poi idolatravano il lavoro da dipendente, se in banca ancora meglio.

Ho preso la laurea in economia per questo motivo, dovevo completare tutto il processo.

In sostanza la mia storia è lo stereotipo che oggi combatto e che posso riassumere brevemente così:

Studia, laureati, cercati un lavoro SICURO!

Anche io ci ho sguazzato nella sicurezza, perché diciamocela tutta: sentirci sicuri CI PIACE di brutto, ci sentiamo protetti, calmi, lontani dalle paure…

Ma, come sappiamo, i tempi sono cambiati.

 

Bisogna andare oltre.

 

Se sei qui ora è perché il cambiamento è già iniziato nella tua testa, hai smesso di far prendere decisioni ad altri e stai iniziando a prendere in mano il tuo destino.

Hai iniziato a predisporre il tuo cervello al cambiamento, stai cercando di sradicare convinzioni che si tramandano da generazioni e so bene che costa fatica.

Le sensazioni sono contrastanti, da un lato la rabbia per aver sprecato tutto questo tempo in attività che non ti hanno portato benefici, dall’altro la voglia di lasciarsi il passato indietro quanto prima.

Ci sarà anche una fase transitoria, di purgatorio se vuoi, nella quale sarai in contrasto con te stesso (la fase nella quale mi trovo io), poiché non sei completamente libero di lasciare dall’oggi al domani il tuo lavoro, ma nel frattempo il tuo cervello ha iniziato a farti capire che stai perdendo tempo.

Sono però sicuro che aver fatto scattare le molle in testa, la parte più difficile, farà sì che poi tutto sarà una conseguenza.

Il primo passo di un lungo viaggio lo hai compiuto. Ora devi andare avanti. Il sole è il tuo obiettivo!

 

La solitudine dei…primi.

 

L’aspetto brutto se vogliamo di questo processo è che non troverai comprensione dai tuoi amici; anzi il rischio di discussione è dietro l’angolo, anche di fronte ad un’ottima birra in compagnia.

Inizieranno a guardarti strano perché le cose che dici sembrano aliene.

Perché tu hai iniziato a dubitare di tante informazioni che ti sono state date da quando sei nato.

Scoppieranno a ridere quando racconterai loro delle trappole del lavoro da dipendente; ti verrà il magone fare loro gli auguri quando compreranno casa con un mutuo trentennale, sapendo che hanno firmato la loro condanna a girare nella grande ruota del criceto, anzi pardon, nell’orbita dell’oscurità e del freddo.

Saranno sempre più convinti di stare bene a fare il loro lavoro attuale, vicino casa, nella loro “solidissima” azienda.

Le variabili che li tengono appesi ad un filo sono infinite: informatizzazione, cambi di tassazione e sede, acquisizioni o cessioni di rami d’azienda e chi più ne ha più ne metta.

“Essere bravi, puntuali, precisi e disponibili” non li renderà insostituibili un domani.

Un robot ad esempio è tutto questo e anche di più: non si ammala, non ha gravidanze e non si rivolge ai sindacati per dirne tre.

Probabilmente ti frustrerà non essere ascoltato, vuoi loro bene, ma proprio non ne vogliono sapere di essere un tuo satellite e iniziare a capire come gira.

Continueranno con i loro argomenti depotenzianti, pieni di invidia e negatività verso coloro che girano vicino al sole; ma è solo uno dei tanti modi di nascondere paure nell’assumersi rischi e responsabilità.

 

I guai del pianeta dipendente.

 

Il pianeta dipendente/lavoratore autonomo ha un’atmosfera abbastanza tosta; di solito per i primi quindici venti giorni respiri bene, ma poi le nubi tossiche delle rate, delle spese e del mutuo si fanno sentire.

Bisogna aspettare i venti di fine mese che le soffieranno via per altre due o tre settimane.

Il paradosso peggiore per chi vive qui è che della vita che ha deciso di seguire non è minimamente soddisfatto.

Ogni lunedì è un funerale, una frustrazione, ogni venerdì/sabato/domenica è il giorno della salvezza e dello sfogo (tranne l’ultima settimana dove si fanno sentire le nubi tossiche).

Non dovrebbe essere così, ma è inevitabile se si è scelto questo habitat pericoloso.

 

Cambiare pianeta è possibile, ma richiede impegno, tanto impegno.

 

La fregatura è tutta qui.

Nonostante tu abbia passato decenni sui banchi e non so quanti nel tuo attuale posto di lavoro è tempo nuovamente di mettersi in gioco e rimboccarsi le maniche.

Chi è arrivato ad essere libero finanziariamente ha lavorato più duro di qualunque altro: non ha contato le ore settimanali di lavoro o le pause da fare; non ha fatto caso al giorno o alla notte, sempre testa giù e pedalare.

La differenza rispetto al lavoratore dipendente la gioca l’obiettivo da raggiungere che è il centro di gravità al quale tutto ruota attorno.

Controllo delle spese, sviluppo di nuove competenze eccetera, sono tutte al servizio dell’obiettivo che non è minimamente quello di avere tutto e subito, ma bensì di creare un sistema che poi funzioni da solo senza che tu debba quasi più metterci un dito.

Creare un’entrata automatica vuol dire questo; non appena avrai costruito la prima potrai iniziare con seconda, e senza neanche accorgetene ti starai avvicinando al sole.

E’ quello che ho iniziato a fare io con Revolution ad esempio (clicca qui se vuoi essere aggiornato sulle prossime possibilità), ma da solo non basta.

E’ necessario avere dalla propria anche investimenti sostenibili di lungo periodo, proprio come il nostro PEM®; fortunatamente non dovrai fare fatica questa volta in quanto il piano finanziario è completamente automatizzato e non ti porterà via tempo.

Solo così finalmente potrai godere del sole pieno, e goderti il panorama.

In tanti hanno iniziato a farlo nel nostro gruppo Facebook, un gruppo permettimi di dirlo, davvero di un altro pianeta.

Ti aspetto lì.

Un abbraccio.

Luigi Caruso.

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