Ipercomprato e Ipervenduto degli Oscillatori: Esempi Pratici

Ipercomprato e Ipervenduto degli Oscillatori: Esempi Pratici
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Ipercomprato e Ipervenduto degli Oscillatori

Esempi Pratici

 

Quando si descrivono le caratteristiche degli oscillatori nei grafici di analisi tecnica, spesso si sente parlare di ipercomprato e ipervenduto, di fatto  situazioni estreme  raggiunte dall’oscillatore stesso.

In questo caso il trader comincia a raccogliere degli indizi circa la possibilità di inversione di tendenza dettate appunto dagli eccessi raggiunti dal mercato. Ma che cosa significa effettivamente ipercomprato o ipervenduto?

La domanda è lecita anche perché la teoria indica delle asticelle (ad esempio il classico RSI di Wilder è ipercomprato sopra 70 e ipervenduto sotto 30), ma spesso e volentieri i trader personalizzano questa definizione sulla base del comportamento dell’asset sottostante in determinate circostanze di mercato.

La prima cosa da fare è quindi quella di fissare (e identificare a livello visivo) dei punti estremi dell’oscillatore in modo da escludere un buon 90% di tutti gli altri movimenti. Questo tipo di regola trova applicazione soprattutto negli oscillatori cosiddetti normalizzati, ovvero quelli con valori compresi tra 0 e 100 (ad esempio RSI e stocastico).

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ESEMPI PRATICI

Vediamo  un esempio di ciò di cui abbiamo appena parlato. Il grafico è quello di EurJpy e ci mostra subito come il raggiungimento della soglia di ipercomprato (sopra 70) da parte di un classico RSI a 14 giorni non fornisca affatto un segnale di vendita. Come si vede dalle barre verticali, dal momento in cui EurJpy entra in ipercomprato all’uscita dalla stessa situazione da parte del RSI, il cross EurJpy è salito di oltre 700 pips rimanendo costantemente nella zona di ipercomprato.

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Per poter avere degli indizi di potenziale inversione di tendenza non serve quindi solamente il raggiungimento di una zona estrema, ma anche le divergenze tra prezzo e oscillatore. Il secondo grafico di EurAud mostra sempre il raggiungimento di una condizione di ipercomprato da parte dell’oscillatore stocastico. A fronte di ciò però i prezzi toccano successivamente nuovi massimi mentre lo stocastico, pur ritornando in ipercomprato, segna un massimo inferiore, quella divergenza che si cercava per avvalorare la tesi di un massimi primario in via di formazione.

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Altro elemento da tenere in considerazione nei trend molto forti è il ripetuto interessamento di una soglia estrema nella direzione del trend (ad esempio in un trend rialzista l’ipercomprato) con rarissime occasioni di situazioni opposte (ad esempio ipervenduto).

Il terzo grafico esprime meglio questo concetto. EurTry nel corso del 2013 fu protagonista di un forte bull market che spinse in diverse occasioni l’RSI giornaliero sopra la soglia di 70. Di fatto l’ipercomprato si manifestò nella fase iniziale, intermedia e finale del bull market.

Fu necessario oltre di un anno per vedere l’RSI scendere sotto 45, quindi ben lontano dall’ipervenduto, segno di un dominio completo dei compratori, ma nello stesso di un mercato molto direzionale.  In questi casi fare affidamento agli oscillatori per generare segnali di trading porta a diversi falsi segnali. Proprio questo è quindi il classico esempio in cui il trader deve essere flessibile spostando ad esempio l’asticella dell’ipervenduto ad un livello più elevato del classico 30.

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In conclusione, appare molto complicato fare scelte di trading semplicemente perché sono stati raggiunti di livelli estremi da parte degli oscillatori. La price action abbinata alle divergenze sugli oscillatori sono le informazioni più affidabili che un trader può ricercare da un grafico per catturare movimenti futuri profittevoli nell’asset finanziario analizzato.

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