La sindrome del papavero alto.

La sindrome del papavero alto.
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La sindrome del papavero alto.

 

Non aspettarti un noioso articolo di botanica o tecnicismo da corso di giardinaggio, la sindrome del papavero alto è ben altro.

Voglio introdurti a un discorso importante, tirando in ballo un po’ di psicologia e un po’ di storia antica.

Ormai mi conosci, quando posso non mi dispiace condire gli articoli con un po’ di cultura.

Ma prima di iniziare voglio che ti alzi a preparare una tazza di thè per rilassarti perché stiamo per fare un viaggio importante nei meandri della mente umana.

Vai, ti aspetto…

Pronto?

 

Cosa si intende per sindrome del papavero alto?

 

Un salto alle origini…

 

Lo scrittore Tito Livio narra di come Tarquinio il Superbo, avendo tentato invano di invadere la vicina città di Gabii, decise di espugnarla con l’inganno e mentre si dichiarava non più interessato alla guerra, convinse il figlio, Sesto Tarquinio, a fingersi esiliato da Roma e a cercare asilo a Gabii.

Lamentandosi della crudeltà del padre, il giovane si finse traditore, partecipando personalmente a saccheggi contro i Romani.

Eletto comandante dell’esercito, si fece benvolere dai soldati, non perdendo occasione di spartire con loro con il bottino di guerra. Dopo aver conquistato in tal modo la fiducia dei Gabini, chiese consiglio al padre sul modo migliore per prendere il potere.

Il messaggero inviato da Sesto Tarquinio fu ricevuto da Tarquinio il Superbo nel giardino della reggia ma qui il Re non proferì parola…

Tale comportamento fu giudicato strano dal messaggero che, tornato a Gabii, comunicò a Sesto Tarquinio di come il padre non avesse risposto alla richiesta di consiglio ma si fosse limitato a passeggiare nel giardino e a decapitare con il bastone le cime dei papaveri più alti che crescevano tra i cespugli.

Sesto capì immediatamente il messaggio del padre e iniziò a liberarsi delle personalità più in vista della città uccidendo o esiliando coloro i quali rappresentavano i “più alti papaveri” di Gabii.

Priva del consiglio dei suoi migliori abitanti, la città manco a dirlo, cadde in mano ai Romani senza nemmeno combattere.

 

 Come viene intesa oggi.

 

La sindrome del papavero alto descrive la tendenza propria della natura umana a criticare, invidiare ed isolare chi riesce a emergere nella vita così come il papavero col suo fiore rosso sovrasta le altre erbe di un campo.

Anche se non ti è ancora capitato di sentirti così quando parli di investimenti sostenibili, quasi certamente ti sarà capitato di esserti sentito allontanato dal gruppetto di amici quando a scuola ricevevi le lodi della maestra o in casa, quando la mamma ti premiava per aver fatto qualcosa di buono a differenza dei tuoi fratelli.

Il principio è lo stesso: l’invidia.

L’invidia che spinge a recidere il papavero che si innalza.

 

Non è tutto!

 

Oltre ad avere un primo impatto negativo creando una credenza limitante sull’emergere, succede che quando sei di fronte ad una scelta importante che implica un cambiamento radicale (avviare un’attività, effettuare un investimento, cambiare lavoro, trasferirti lontano) nella tua testa si scatenano un turbinio di pensieri e di paure.

Da un lato il desiderio di perseguire le aspirazioni per “auto-realizzarti” e per raggiungere il successo e, dall’altro, la paura di non poterci riuscire, il timore di vedere realizzate le tue ambizioni è un sentimento molto complesso ed infimo.

Si spiegherebbero così quei crolli psicologici a pochi passi dalla meta ambita, quando l’ansia manda in tilt il cervello e la persona commette una serie di errori spesso incomprensibili, proprio come se fosse un vero e proprio auto-sabotaggio.

Succede lo stesso nel trading ad esempio, e ne ho parlato in tre articoli che trovi qui: 1,2,3.

Il desiderio del successo piuttosto che innalzare al raggiungimento di quella cima tanto ambita schiaccia al suolo nella paura di conquistarla e nel senso di vertigine.

 

Implicazioni della paura del successo.

 

  • Eviti o rimandi progetti, investimenti che potrebbero portare entrate automatiche e risultati, elaborando motivi per rifiutare.
  • Pensi di non sei all’altezza dell’obiettivo.
  • Pensi di non meritare il successo.

Perché torniamo in fondo sempre lì: le persone di successo sono disoneste, corrotte o che hanno pagato chissà che prezzo per arrivare dove sono.

Pertanto una volta raggiunto il successo non riuscirai a gestirne o sostenerne le conseguenze e quindi è meglio lasciar perdere.

Ti senti in colpa verso colleghi, amici o familiari per qualsiasi risultato conseguito e preferisci celarli.

Quello che spaventa e che trattiene dall’agire in effetti non è tanto il successo di per sé, ma la paura di sue possibili conseguenze indesiderabili reali o immaginate.

Quali?

Paura di perdere l’identità, dover cambiare la tua personalità e di non essere riconosciuti da amici e parenti; paura di non riuscire più a conciliare vita privata e lavoro operando rinunce importanti.

Oppure ancora paura di doverti impegnare e di non poter tornare indietro, paura di esporti al giudizio e alle critiche, di fare brutta figura e di deludere le aspettative.

E se si trattasse di costruzioni della tua mente che cerca di preservarti da disagi nell’immediato senza considerare la tua felicità a lungo termine?

Come si può quindi stabilire una relazione equilibrata con il successo? 

 

Non puoi piacere a tutti. Fattene una ragione.

 

Smetti di pensare al cambiamento come perdita di qualcosa ma come ad un’opportunità di crescita e di miglioramento.

Crea la tua unica e personale definizione di successo invece di inseguire le definizioni di altri.

Smetti di dubitare se sarai all’altezza solo perché in questo momento non sai come si fa.

 Se qualcuno ci è riuscito puoi riuscirci anche tu e se ti mancano competenze le puoi acquisire.

Impara: le persone di successo non sono nate tali. Anche loro si sono trovate nella tua stessa condizione con le tue incertezze, ma sono andate avanti senza cedere al dialogo interno che cercava di bloccarle.

 

Guarda dove vorrai essere perché lì sarai.

 

Costruire un’entrata automatica richiede certamente un grande impegno, ma dopo lo sforzo iniziale raccoglierai dolci frutti che è una bellezza; è sicuramente la via migliore per uscire definitivamente dalla corsa del topo.

Il PEM® non richiede uno sforzo iniziale, ma ha comunque bisogno di un apporto costante e del sacrosanto “lungo periodo”.

La combinazione dei due (entrate automatiche + PEM®) è la strada verso il successo garantito.

Sta solo a te decidere quanto lontano vuoi andare.

Io e tanti come me abbiamo già iniziato a muovere qualche passo in questa lunghissima strada, raggiungici, ci trovi qui.

Un abbraccio.

Luigi Caruso.

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