Market Movers: Inflazione in Peggioramento

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Market Movers

LE ATTESE DI INFLAZIONE STANNO PEGGIORANDO

 

MA VERAMENTE GLI STATI UNITI VOGLIONO ALZARE I TASSI?

Questa settimana sarà interessante perché sia in Eurolandia che negli Stati Uniti verranno pubblicati i dati di inflazione. Stando alle attese dei mercati di inflazione media per i prossimi 5 anni non c’è da stare molto allegri. Per la Germania il cosiddetto break even è negativo, per l’Italia è a 0,2%, per gli Stati Uniti al 1.20%. Questo spiega in pieno l’evoluzione dei rendimenti sul mercato obbligazionario con i Treasury decennali tornati sotto al 2% ed il Bund decennale al minimo storico.

Nel 2013 la  Fed dichiarò che i tassi si sarebbero alzati quando il tasso di disoccupazione sarebbe sceso sotto al 6,5% (missione compiuta) e l’inflazione sopra al 2% (non ci siamo proprio). Vediamo abbastanza complicata una manovra di rialzo dei tassi ufficiali in questo primo semestre del 2015 soprattutto se i dati cominceranno a mostrare un rallentamento. Nella settimana corrente, oltre all’inflazione in uscita il 16 gennaio (insieme a quella europea), attenzione alle vendite al dettaglio il 14 gennaio, ai prezzi alla produzione e al Phily Fed il 15 gennaio e, sempre il 16, produzione industriale, fiducia dei consumatori e TIC flows.

 

LA CERTIFICAZIONE DI DRAGHI ED I LIMITI DELLA GERMANIA

Ormai ci siamo. Tra il 22 e il 25 gennaio l’Europa potrebbe vivere un passaggio cruciale. La risposta di Draghi ad un Europarlamentare irlandese ha di fatto certificato la volontà di inserire i titoli di stato nel prossimo QE, ma il punto di domanda è a quali condizioni? La Germania vorrebbe delle limitazioni di rating, ma questo rischierebbe di lasciare fuori la Grecia. La stessa Bce ha annunciato che non ci saranno aiuti alla Grecia se il paese non accetterà di sottoscrivere un nuovo accordo con la troika, una bella matassa che dovranno sbrogliare gli elettori greci.

Intanto la stessa Germania sta pericolosamente giocando con il fuoco come testimonia la curva dei rendimenti pericolosamente precipitata negli ultimi mesi. Eravamo a 100 punti base di differenziale 10-2 anni (vedi grafico) a settembre 2014 ora siamo a 60 punti base; il rallentamento proseguirà anche in Germania forse a ritmi superiori a quello dei periferici.

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In Europa attenzione al dato di produzione industriale il 14 gennaio, mentre dalla Gran Bretagna attenzione ad inflazione e prezzi alla produzione il 15 gennaio.

 

TRADE DELLA SETTIMANA

EurCad sembra aver rotto al ribasso degli importanti livelli di supporto sia a livelli giornaliero che settimanale. Finora il merito di questa discesa è tutto di EurUsd (UsdCad è infatti forte e sopra 1,18), ma è chiaro che una fase di tensione sull’Euro legata alla percezione dei mercati di una fragilità politica dell’Eurozona potrebbe restituire smalto anche alla valuta oceanica che a quel punto avrebbe aperte le porte di 1.35. Il segnale che deriva sulle Ichimoku cloud settimanali  in chiusura sembra confortare una view bearish. A questo punto chi gioca sulle rotture ribassiste dei supporti qui dovrebbe azzardare lo short EurCad.

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