Market Movers: il Paradosso del Boom in America e Tassi a 30 anni sotto al 3%

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Market Movers

il Paradosso del Boom in America e Tassi a 30 anni sotto al 3%

 

SI COMPRA TUTTO

E’ fuori discussione che nei libri di economia dei prossimi decenni avremo la spiegazione  a ciò che in questo momento nessuno riesce a giustificare. Il boom del mercato del lavoro di venerdì in America (+321 mila posti di lavoro creati dato NFP) ha stupito tutti creando un forte movimento di apprezzamento del Dollaro (sotto 1.23 contro Euro), ma soprattutto giustificando ancora una volta un massimo storico nei listini azionari. Quello che si fatica a spiegare è perché il mercato non venda a mani basse bond (il trentennale rende il 2.95%) e perché le aspettative di inflazione rimangano contenute sotto l’1,5%. Certo demografia e soprattutto tecnologia spiegano molto, ma il mistero di questo nuovo paradigma economico rimane. Comprando bond e equity si fatica a trovare asset finanziari a buon mercato, forse solo le commodity cominciano a mostrare qualche spunto interessante, ma anche in questo caso le tensioni politiche non sembrano farle reagire doverosamente.

Nella settimana entrante non avremo grandi spunti dall’America se non le vendite al dettaglio e i prezzi alla produzione del 11 e 12 dicembre.

 

GENNAIO E NON OLTRE

Il meeting di dicembre della Bce si è risolto con l’ennesima apertura di credito a favore di Draghi il quale ha comunque alzato ancora di più l’asticella del QE sui titoli di stato indicando come ogni misura necessaria sarà presa per arginare la deflazione. Il fatto che Draghi continua a parlare di QE rende chiare le intenzioni, ma il punto è che fino a dopo la metà di gennaio non si farà nulla in quanto la Corte di Giustizia europea si dovrà pronunciare sul programma OMT. Comprendendo i titoli di stato, il via libera a questo programma sarebbe un via libera anche per il QE, ma intanto la stagnazione prosegue e solo il cambio sembra essere una valvola di sfogo adeguata per la competitività di merci che però faticano ad arrivare sui mercati emergenti visto che anche qui la crisi morde. Prima il Brasile ora la Russia, la recessione diventa una realtà anche per questi paesi emergenti.

Sul fronte dei dati attenzione alla produzione industriale tedesca l’8 dicembre, quella inglese il 9 e quella europea il 12.

 

TRADE DELLA SETTIMANA

Il calo del prezzo del petrolio sta mietendo vittime nei piccoli paesi produttori (Venezuela), ma anche in colossi economici che fino a poco tempo fa erano considerati porti sicuri, la Norvegia tra i paesi sviluppati, il Messico tra gli emergenti. La corona norvegese è in caduta libera con una perdita di oltre il 14% contro Dollaro da luglio; un po’ meglio va il Peso che perde il 9%. Il problema per l’MXN è la rottura tecnica della resistenza di lungo periodo formalizzata la settimana scorsa.

Il triangolo convergente di lungo periodo è stato infatti valicato al rialzo con decisione e le conseguenze potrebbero essere pesantissime per un paese che deve circa il 30% del suo Pil al petrolio. Qui chiaramente il long è di lungo periodo, ma i dati di inflazione del 9 dicembre potrebbero fornire ulteriori spunti al mercato.

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