Market Movers: Il “conundrum” dei tassi americani

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Market Movers

Il “conundrum” dei tassi americani

Bye bye crescita

Passata la consueta carrellata delle banche centrali (con la sola sorpresa della Bank of Japan) il mondo finanziario rimane appeso ad una strisciante incertezza. L’America è cresciuta nell’ultimo quarto dell’anno di un misero 0,7% ben lontano dal già blando 2% del terzo quarto di 2015. Obama potrà farsi bello con i dati sul lavoro in fase di consuntivo del proprio operato, ma il cambio di presidente arriverà con un’economia che mostra chiari segnali di rallentamento. Orribile il dato sugli ordini di beni durevoli (in calo di oltre il 5%) si fatica a comprendere l’atteggiamento di una Fed che non esclude aumenti dei tassi entro giugno. Tutto questo in un momento in cui tutte le parti lunghe delle curve dei rendimenti si stanno schiantando verso il basso appiattendo il profilo dei tassi di interesse. Bund a 0,33% e TNote a 1,90% segnalano bassissima inflazione (se non deflazione) e bassa crescita. A tutto questo si aggiunge un Giappone che non sa più che pesci pigliare e fa quello che anche la BCE aveva già deciso, tagliare i tassi di interesse e portarli in negativo. Tornando però agli Stati Uniti è innegabile che la settimana entrante sarà ricca di eventi interessanti. Si comincia il primo febbraio con ISM manifattura per proseguire il giorno 4 con ordini di fabbrica ed ordini di beni durevoli. Si termina con l’importantissimo dato sulla disoccupazione a cui si aggiungerà la bilancia commerciale.

 

Inflazione e tassi europei

Il dato sull’inflazione europea di gennaio ha battuto leggermente le stime con un +1% che pone i prezzi al consumo europei ad un livello più elevato di quelli americani. Difficile che questa servirà ad evitare un nuovo ribasso nei tassi a marzo con Draghi che non potrà deludere i mercati assetati di liquidità. Nella settimana entrante potranno essere osservati con attenzione il 2 febbraio i numeri sulla disoccupazione europea seguiti il giorno 3 dalle vendite al dettaglio. Si chiuderà con gli ordini di fabbrica tedeschi il 5 febbraio. A metà settimana la Bank of England si riunirà per discutere di tassi anche se è chiaramente la Brexit a tenere banco in questo momento con il rischio di un’uscita dall’Unione Europea che ha spinto la Sterlina ad indebolirsi sopra 0,76 contro Euro.

Trade della settimana

Il recupero del prezzo del petrolio ha permesso alle commodity currency di recuperare molto terreno con diversi cross che si sono posizionati su livelli di supporto molto interessanti. Uno di questi cambi è rappresentato da EurAud. Non ci vuole molto a capire come la soglia toccata venerdì sarà decisiva in chiave settimanale. Uno sfondamento definitivo di 1.52 cambierà la tendenza mentre un ritorno dei compratori alimenterebbe una nuova ondata di vendite su Aussie e commodity. Partita tutta da giocare anche perché martedì 2 febbraio la banca centrale australiana si pronuncerà sui tassi ed un taglio del costo del denaro potrebbe tornare a spingere in alto il cambio EurAud.

EURAUD

 

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