Economia CINA e Stagnazione: La crescita rallenta e mette a rischio le altre economie

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Economia CINA e Stagnazione: La crescita rallenta e mette a rischio le altre economie

(di Rob Subbaraman)

 

La nostra previsione di base per l’espansione del PIL cinese nel 2014 è del 6,9 per cento, anche se l’alto livello di leva finanziaria dell’economia ed un tasso di crescita in potenziale rallentamento suggeriscono che la percentuale di rischio sia piuttosto orientata verso un ribasso delle stime.

Nel nostro scenario più rischioso, la crescita del PIL rallenta al 5,9 per cento nel 2014, un punto percentuale pieno al di sotto della nostra linea centrale. Dato l’elevato leveraggio, l’inasprimento della politica monetaria potrà portare ad una più rapida riduzione della leva finanziaria, tassi di interesse più elevati e credit crunch, elementi che insieme innescherebbero un forte rallentamento economico.

Mentre gli investimenti ed i consumi potrebbero essere entrambi colpiti dalla riduzione della leva finanziaria, la spesa per investimenti potrebbe probabilmente soffrire in maniera maggiore. Un’ondata di fallimenti di tutti i settori che stanno affrontando il problema relativo all’eccesso di  capacità produttiva non è poi così inverosimile, mentre gli investimenti infrastrutturali e nella proprietà private dovrebbero rallentare a causa di vincoli finanziari. Alcune istituzioni finanziarie non bancarie, come i trusts, potrebbero fallire, mentre le banche vedono aumentare i crediti in sofferenza rendendo necessaria la richiesta di aiuto al governo per restare solvibili.

La probabilità della Cina di sperimentare lo scenario di rischio qui descritto – o peggiore – è tra il 10% e il 20%. Non si tratta più di un rischio marginale in quanto l’economia sta subendo stress da molti punti di vista, tra i quali ‘eccessiva leva finanziaria, l’inquinamento e le tensioni sociali. Il 

China Stress Index ha raggiunto un massimo storico di 101,6 nel primo trimestre.

Sottolineiamo in particolare la velocità dell’accumulo di leva finanziaria. Il rapporto credito / PIL cinese è aumentato di 34 punti percentuali negli ultimi cinque anni – simile ad esperienze vissute in diversi momenti storici da Stati Uniti, Giappone ed Europa, momenti dopo i quali tutti hanno sofferto una crisi finanziaria. Se includiamo il sistema finanziario ombra (shadow banking), l’accumulo di debito è circa  60 punti percentuali più alto  rispetto a quei momenti storici. La recente stretta di liquidità rivela quindi la fragilità del sistema finanziario.

Date le dimensioni dell’economia – il PIL nominale nei tassi di cambio di mercato di oggi è sulla buona strada per raggiungere 9.000 miliardi di dollari quest’anno, raddoppiando le sue dimensioni dal 2008 – e la sua crescente connettività con il resto del mondo, non vi è dubbio che l’impatto di un

rallentamento della Cina sull’economia globale potrebbe risultare più imponente di quanto non sarebbe stato cinque anni fa.

E’ possibile valutare l’impatto globale di questo scenario di rischio mediante i tre principali canali di trasmissione relativi all’export, ai prezzi delle materie prime, ed ai mercati finanziari.

Si tenta di quantificare l’impatto sulle economie tenendo conto degli effetti secondari dei rallentamenti in altre economie e delle posizioni di partenza iniziali dei Paesi in termini di forza economica, possibilità di risposte politiche e fattori idiosincratici. Nella nostra analisi, presumiamo che i prezzi dei metalli a livello mondiale scenderanno dal 20 al 30 per cento nel 2014 e quelli del petrolio dal 15 al 20 per cento. Stimiamo che un calo di 1 punto percentuale nella crescita del PIL della Cina potrebbe abbassare la crescita globale al di fuori della Cina dello 0,3%. L’ economia più colpita sarebbero quella asiatica, con un maggior un calo della crescita ad Hong Kong, Singapore e Taiwan. L’impatto sarebbe anche amplificato sui paesi produttori di materie prime, come ad esempio Australia, Malesia e quelli dell’America Latina. Infatti, nonostante si trovi molto più lontano dalla Cina, l’impatto sul PIL dell’America Latina sarebbe influente quanto quello che avverrebbe  in Asia.

Nell’area dell’euro, l’impatto complessivo potrebbe significare un calo di 0,3 punti percentuali del PIL. Finlandia, Austria, Belgio, Germania e Olanda sarebbero tra i paesi maggiormente esposti. Gli Stati Uniti sarebbero fra i meno esposti.

L’inflazione guida potrebbe generalmente rallentare a causa della domanda debole e del calo dei prezzi delle materie prime, che hanno un certo peso nei Cpi delle economie emergenti. Le eccezioni dovrebbero essere rappresentate dai grandi produttori di materie prime in America Latina, per i quali l’effetto inflazionistico del significativo deprezzamento della valuta è tuttora dominante.

Rallentamento della crescita ed inflazione in calo aprirebbero la strada a 13 delle 19 banche centrali monitorate per tagliare i tassi di interesse nel 2014. Le eccezioni sarebbero rappresentate da quelle banche con tassi ufficiali che hanno già toccato il fondo, come Giappone, Hong Kong, Singapore, Canada, Stati Uniti e U.K.

L’impatto sui bilanci di partita corrente potrebbe variare tra i paesi a causa dell’effetto combinato generato da esportazioni più deboli e abbassamento dei prezzi delle materie prime. Per i paesi produttori di materie prime, il saldo delle partite corrente si restringerebbe, o il deficit potrebbe allargarsi. In gran parte dell’Asia, consumatori di materie prime, l’effetto generato dal movimento del term of trade, provocherebbe un aumento dei surplus.

 

 Articolo di  Rob Subbaraman per Bloomberg

Traduzione a cura di Alessandra Ippolito

 

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