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Occasione e talento si incontrano e…altro che fortuna!

Occasione.

L ’occasione cos’è?

L’ occasione altro non è che il caso che consente o favorisce qualcosa, il suo accadimento, un momento propizio, un’adatta possibilità, un’adeguata opportunità.

L’occasione corre veloce e quando tocca te, devi prenderla al volo, stringerla forte affinché non la perda, scattare e fare del tuo meglio, da subito.

Non puoi riacchiappare per i capelli l’occasione che fugge, perché dietro è calva.

Il Talento era…

Il talento greco era un’antica unità di massa equivalente a 26 kg, nonché un’unità di valore uguale ad analoga quantità di argento puro e corrispondente a circa 6000 dracme.

Il Talento è…

 Il Talento è dote.

Se ne è naturalmente provvisti, e se non c’è non si può imparare.

 Tutti possiedono almeno un Talento, ma non tutti lo fanno fruttare!

Molte persone non conoscono neppure il proprio talento, alcuni credono di non averne nessuno, ma ciò non è possibile: ciascuno di noi ha un talento, ed imparare a conoscerlo, accenderlo e svilupparlo è dovere di ognuno di noi.

Detto ciò, tutto quello che serve è l’incontro con la giusta opportunità, con l’occasione.

 

E facciamoli incontrare no?

Ma è nato prima l’uovo o la gallina?

Non appena avrò l’ occasione giusta, saprò coglierla.

Sbagliato, non potrà andare così!

Tu aspetterai l’ occasione per usare, per esprimere, per perfezionare il tuo talento, aspetterai per lasciarlo emergere e quando ti incontrerai con l’ occasione… essa non lo riconoscerà.

Cosa pensi sarebbe successo se il nostro Danilo avesse scoperto la sua passione per il mondo degli investimenti, per l’educazione finanziaria ma non gli avesse dato libero sfogo?

Oppure, se avesse aspettato di incontrare la sua occasione per iniziare a leggere, informarsi, studiare, scrivere, applicare tutto quello per cui ha un riconosciuto particolare talento naturale?

Esatto, si sarebbe incontrato comunque con Club Strategico che però non avrebbe riconosciuto in lui l’elemento in grado di continuare a crescere ed aiutare gli altri nella loro crescita.

Oggi sarebbe solo il responsabile dello spreco delle proprie risorse, non utilizzate per sé stesso e negate di conseguenza ad altri.

Mezzi non son suoi, qualità che gli sono state soltanto affidate, esattamente come a te, con il solo dovere di individuarle, curarle, sostenerle.

Svilupparle per usufruirne al meglio e metterle anche a disposizione di altri.

Il mondo è pieno di ispirazioni chiuse nel cassetto, vittime di necessità primarie come la sopravvivenza, dei genitori, della propria famiglia, bloccate per mancanza di coraggio.

O anche  per consuetudine, per adattamento, prigioniere al volere della società come tante rane in procinto di essere bollite.

A tal proposito, che tu sia religioso o meno, nel Vangelo viene narrata una parabola.

La parabola dei talenti.

Si narra di un Uomo che, dovendo partire per un viaggio, chiama a sé i suoi tre Servitori, e consegna loro i suoi beni.

A ciascuno, da narrazione “secondo le sue capacità”.

L’uomo consegna quindi al primo cinque talenti, al secondo due, e al terzo un talento.

In tutti e tre egli ha riposto la sua fiducia.

Spetta dunque ad essi non tradire la fiducia del padrone ed adoperarsi per una sapiente gestione dei beni, che non sono di loro proprietà ma del padrone, il quale al suo ritorno li ricompenserà.

Una volta partito, i primi due servitori decidono di investire i talenti ricevuti, ciascuno di essi ottenendo il doppio di quanto consegnatogli: il primo servitore guadagna cinque talenti, il secondo due.

Il terzo servitore fa una scelta più prudente: scava una buca nel terreno e vi nasconde il suo talento, in attesa che il suo Signore torni.

Dopo molto tempo il Signore ritorna, e chiede conto ai tre servi dei beni a suo tempo consegnati.

Poiché i primi due servitori si sono mostrati operosi, intraprendenti, capaci di rischiare, si sono impegnati affinché i doni ricevuti non fossero diminuiti, sprecati o inutilizzati, al momento di consegnare al padrone i talenti ricavati, ricevono entrambi da lui l’elogio.

Il terzo servitore ha scelto di non correre rischi: ha messo al sicuro, sotto terra, il denaro ricevuto, ed ora lo restituisce tale e quale. Così rende al padrone ciò che è suo: niente di più, niente di meno.

Il Signore, invece che lodare la prudenza del suo terzo servitore come lui probabilmente si aspettava, lo redarguisce aspramente, chiamandolo “servo inutile e pigro cacciandolo fuori, nelle tenebre.

Due sono i punti.

Per fare male non bisogna far nulla. Il nulla è già il male.

Questo servo non ha fatto nulla di male, semplicemente non ha fatto: si è di fatto rinchiuso in sé stesso e non ha neppure tentato di migliorare la sua posizione, ritenendo con tutta probabilità il suo comportamento saggio e prudente.

Si è nascosto dietro lo sterile adempimento del suo dovere, senza mettersi in gioco.

In realtà la buca nel terreno in cui seppellisce il suo talento non è altro che il suo timore del fare, che ne blocca la creatività e lo fa rimanere all’interno della sua confort zone.

Non basta avere un talento; bisogna avere anche il vostro permesso. Nevvero, amici miei? (Fredrich Nietzsche)

Scopri ed usa ciò che hai. Perché è scontato che l’abbia.

Ciascuno ha i propri talenti, qualità con le quali può, anzi deve, servire sé stesso e gli altri.

Non conta quanti e quali talenti ti siano stati messi a disposizione, ciò che è importante e che tu li porti allo scoperto e li usi mettendoli totalmente in gioco.

Fai conto di stare seduto al tavolo da gioco dove ovviamente ti vengono assegnate delle carte, come per tutti gli altri giocatori.

Cosa fai?

Aspetti che tocchi a te per dare un’occhiata alle carte, oppure controlli subito, segui il gioco ed intanto prepari le tue carte migliori da calare quando sarà il tuo momento?

Mi piace e trovo riassuma efficacemente il concetto questa frase di Henry van Dyke:

usa il talento di cui sei in possesso: i boschi sarebbero molto silenziosi se nessun uccello cantasse ad eccezione di quelli più intonati.

Oggi, più che mai, l’ occasione giusta non manca ed abbiamo detto che il talento è in ognuno di noi.

Abbiamo anche detto che se l’opportunità dovesse incrociarti ed il tuo talento non fosse già lì, bello operativo, anche senza un fine ben preciso, anche esclusivamente per la sola voglia di espressione, l’occasione potrebbe non accorgersi e tirar dritta.

Cosa fare, allora?

Ecco una di quelle belle domande che includono anche la risposta.

Intanto fare, muoversi, procedere, spostarsi, avviarsi, camminare…insomma tutti i contrari del comodo e prudente  sotterrare il talento, ossia la non mossa del Servitore della parabola, ricordi?

Poi la prossima volta magari vediamo insieme di essere un po’ meno generici, che ne dici?

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