Il Taglio del Rating dell’Italia da parte di Fitch

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Il taglio del rating dell’Italia da parte di Fitch, a seguito della situazione politica di stallo determinata dalle recenti elezioni.

 

rating

Fitch ha tagliato di un livello il rating del debito italiano, a seguito del fatto che le recenti elezioni, svoltesi a febbraio, hanno prodotto una paralisi politica che minaccia la capacità del paese di far fronte alla recessione economica e alla crisi europea del debito. Fitch ha affermato che l’aumento dell’incertezza politica e il conseguente scenario non favorevole alla realizzazione di riforme strutturali, rappresenta un ulteriore shock negativo per l’economia reale, che si trova in una fase di profonda recessione”. “La recessione in corso in Italia è una delle più gravi di tutta l’Europa”. Il Primo Ministro uscente, Mario Monti, ha contribuito a calmare la crisi Europea del debito, attraverso il miglioramento del deficit di bilancio italiano e l’implementazione di riforme mirate a sostenere le finanze del paese. Durante il governo Monti e prima delle recenti elezioni, il rendimento dei buoni del tesoro decennali è diminuito di circa la metà, da un massimo del 7,5% fatto registrare a novembre 2011 (record dell’era euro). La fine del mandato di Monti, insieme al parlamento diviso generato dalle ultime elezioni, ha contribuito ad alimentare le preoccupazioni circa una possibile riaccensione del rischio di contagio.  Il Ministro delle Finanze Vittorio Grilli ha commentato oggi, nel corso di un discorso tenuto a Cernobbio (Lago di Como) che “la decisione di Fitch non è stata una sorpresa”. Il downgrade “è determinato dalla combinazione di incertezza economica e politica”.

 

Diminuzione dell’impatto del rating

Il rendimento dei buoni del tesoro decennali è rimasto inalterato al 4,6% ieri, prima del taglio di Fitch, che, comunque, ha determinato un declino nel mercato dei bond futures. Gli investitori pongono ora meno attenzione alle comunicazioni delle agenzie di rating, basandosi sempre più sulle proprie valutazioni. I rendimenti sui titoli sovranazionali hanno avuto un andamento opposto a quello suggerito dalle agenzie di rating nel 53% dei casi su 32 upgrades, downgrades e cambiamenti, secondo quanto pubblicato da Bloomberg nel mese di dicembre. Gli investitori hanno ignorato il 56% dei rating e degli outlook comunicati da Moody’s e il 50% di quelli di Standard & Poor’s. Molto peggio della media di lungo periodo pari al 47%, basata su oltre 300 modifiche nel rating comunicate dalle agenzie di rating dal 1974 ad oggi. Fitch ha inoltre citato rischi di un”deteriorimento sostenuto nelle condizioni di finanziamento fiscale con implicazioni avverse sulle condizioni finanziarie delle dinamiche del debito nei settori pubblico e privato.” 

 

L’impatto del rating

Il debito italiano di lungo periodo è valutato Baa2 da Moody’s Investors e BBB+ da Standard & Poor’s, sulla base dei dati compilati da Bloomberg. Grilli ha aggiunto oggi che “negli ultimi anni, l’impatto delle valutazioni delle agenzie di rating non è stato particolarmente forte perché esse, molto spesso, si sono limitate a prendere atto di una situazione giù in corso, anziché effettuare una previsione sugli sviluppi futuri.” “I mercati si aspettano che il prossimo governo italiano proceda con le riforme” e il Ministero Del Tesoro, con sede a Roma, si batterà alla prossima asta di titoli di stato per proteggere l’Italia da ogni rischio di instabilità finanziaria. Il downgrade “alimenta il rischio percepito dai mercati riguardo a possibili azioni da parte di Moody’s”, ha detto David Schnautz, strategista dei titoli a reddito fisso della Commerzbank AG di Francoforte. “Moody’s è l’agenzia da tenere sotto controllo – a Baa2, rimane solo 1 livello di rating prima che il debito italiano possa entrare a far parte di quelli definiti “not prime”. I titoli del tesoro italiani hanno retrocesso un rendimento del 20% lo scorso anno, secondo gli indici compilati da Bloomberg e dalla Federazione Europea delle Società di Analisi Finanziaria. Tale rendimento rappresenta circa il quadruplo del rendimento Spagnolo (5,9%) e sovrasta nettamente anche il rendimento dei titoli tedeschi (4,5%).

 

Le necessità del debito

L’Italia, che detiene il secondo più elevato debito in relazione al prodotto interno lordo, ha necessità di vendere oltre 30 miliardi di euro di titoli al mese. Il voto dello scorso 24 e 25 febbraio ha determinato un parlamento diviso, e ha fatto crescere di 41 punti basi il rendimento dei titoli di stato, l’incremento più elevato degli ultimi 14 mesi. Il leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani e i suoi alleati, non sono stati in grado di ottenere una maggioranza al senato, lasciando al precedente Primo Ministro Silvio Berlusconi e all’ex comico, ora politico, Beppe Grillo, minoranze in grado di bloccare la formazione di un governo. Lo stallo politico ha innervosito i mercati, poiché gli investitori stavano scommettendo sulla formazione di un governo sufficientemente forte da affrontare la quarta recessione del paese dal 2001, pur mantenendo un’impostazione fiscale rigorosa. Il Ministro Delle Finanze ha affermato la scorsa notte che l’incertezza prodotta dal voto “è parte di un normale processo democratico. “Confermiamo la nostra fiducia sul fatto che l’Italia sarà in grado di trovare le soluzioni politiche necessarie e che continuerà sulla strada del processo di riforme iniziato.”

 

Effetto Limitato

Il presidente della BCE Mario Draghi aveva affermato durante questa settimana che l’effetto del voto Italiano sui mercati finanziari sarebbe stato limitato poiché le riforme economiche del governo Monti avrebbero superato l’impasse politica. “Dopo aver mostrato un certo grado di eccitamento dopo le elezioni, i mercati sono ritornati più o meno ai livelli in cui si trovavano in precedenza”, ha affermato Draghi ad alcuni reporter il 7 marzo a Francoforte. “La maggior parte degli aggiustamenti fiscali che l’Italia ha messo in atto continueranno con il pilota automatico”, ha poi aggiunto. La terza economia europea è scesa del 2,4% lo scorso anno, mentre il deficit di bilancio del paese si è ridotto per soddisfare il limite del 3% imposto dall’Unione Europea. Il forecast comunicato dalla Commissione Europea lo scorso 2 febbraio ha previsto che la contrazione dell’economia italiana continuerà anche quest’anno e che il tasso di disoccupazione raggiungerà il 12% nel 2013. Fitch ha affermato che si aspetta nel 2013 una contrazione dell’1,8% nel PIL italiano, e che il debito pubblico raggiungerà quasi il 130%, un incremento di circa il 3% rispetto al 127% registrato nel 2012.

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