La Tassa sulle Transazioni Finanziarie è una Scommessa Rischiosa

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La Tassa sulle Transazioni Finanziarie è una Scommessa Rischiosa

 

Milioni di cittadini europei stanno diventando le cavie di un vasto esperimento sociale. La cosa preoccupante è la scarsa comprensione sull’esito possibile di tale manovra, gli esperti infatti hanno pareri discordanti.

11 stati membri dell’Unione Europea, tra cui Francia, Germania, Italia e Spagna, ma non ovviamente il Regno Unito, hanno preparato un piano per una piccola tassa sulle transazioni finanziarie che entrerà in vigore entro l’inizio del 2014. Le istituzioni finanziarie pagheranno lo 0,1 per cento su tutto il comparto obbligazionario e lo 0,01 per cento sui derivati. Anche se tassi simili esistono già in circa 40 nazioni nel mondo, il provvedimento europeo sarà il primo introdotto su larga scala.

Il dibattito è stato offuscato dai soliti avvertimenti allarmistici e le argomentazioni di coloro che, per motivi ideologici, vedono qualunque tassa o intervento sui mercati come un male assoluto a prescindere dal merito. Questo è un grave problema, perchè occorre invece imparare ad entrare nel merito delle questioni.

L’idea della tassa sulle transazioni finanziarie risale all’economista John Maynard Keynes. Nel 1930 sostenne che la speculazione sui beni genera instabilità nei mercati e propose un prelievo fiscale adeguato a dissuaderla. Se sufficientemente piccola, questa tassa avrebbe avuto un effetto trascurabile sugli investimenti a lungo termine, che si concentrano su fattori economici reali e avrebbe scoraggiato le speculazioni di breve termine, fini a se stesse e dannose per l’economia reale. L’idea di base sarebbe di incentivare il più possibile l’investimento in attività finanziarie atte ad essere canalizzate su attività produttive reali. 

C’è però un acceso dibattito al riguardo che possa veramente funzionare nella realtà. Noti economisti del calibro di  Joseph Stiglitz e Larry Summers hanno sostenuto una tassa sulle transazioni. Altri economisti altrettanto di spicco hanno replicato che tale manovra ridurrebbe semplicemente i valori delle azioni e aumenterebbe la volatilità sui mercati.

In generale, studi dimostrano che la volatilità tende a salire nei mercati con costi di transazione elevati. Ci sono un sacco di eccezioni, però, dove costi più elevati sono stati associati a ridotta volatilità. Uno studio in Svezia ha seguito l’introduzione di una tassa inizialmente dell’1 per cento, e poi del 2 per cento, tra il 1984 e il 1986. Non si è riscontrato alcun effetto in corrispondenza dell’introduzione di un tasso dell’ 1 per cento e un incremento significativo della volatilità sullo step successivo, ovvero il 2 per cento.

Una tassa sulle transazioni finanziarie può influenzare la stabilità dei mercati interferendo su molteplici meccanismi, sicuramente scoraggerebbe l’attività speculativa, ma potrebbe anche nel contempo contenere il trading a breve termine che tende a sfruttare le distorsioni di prezzo e quindi stabilizza il mercato. La più probabile delle ipotesi, è che mandi in pensione o comunque generi qualche problema ai market maker, pronti a comprare e vendere in ogni momento. Questo potrebbe aumentare la volatilità a causa di una compromissione della liquidità. Mettere le mani sul mercato evitando effetti collaterali non è semplice.

Gli studi sulla tassazione finanziaria hanno utilizzato modelli al computer per simulare situazioni di mercato, con investitori virtuali che interagiscono ed evolvono il loro comportamento strategico nel tempo. Questi studi hanno constatato che dal 2006 circa il prelievo sulle transazioni finanziarie generalmente avrebbe un effetto positivo sulla stabilità dei mercati, come previsto da Keynes. L’entità dell’aliquota però è un fattore determinante. Un valore molto alto, come nel caso della Svezia, genererebbe instabilità dei mercati. E’ però emerso che in caso di scarsa liquidità, la tassa potrebbe generare problemi. Il fulcro centrale della questione sembra essere che un tassa provochi effetti positivi in mercato con alta liquidità ed effetti negativi su un mercato con scarsa liquidità.

La Commissione europea è chiaramente attratta dalla prospettiva di recuperare decine di miliardi di euro con uno sforzo molto piccolo. Bisogna tuttavia ricordare che una cosa del genere è un grande esperimento, come fu un esperimento l’introduzione della moneta unica in europa, e sappiamo che al riguardo gli scenari futuri non sono così rosei. E’ incredibile come i politici si improvvisino continuamente in esperimenti dall’esito sconosciuto. L’unico paese dotato di un certo buon senso pare sia il Regno Unito, in questa occasione, come nell’occasione di scegliere se adottare o meno la moneta unica, ha preferito passare.

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